Il tuo problema

Crosticine che non vanno via

Cheratosi attiniche: crosticine ruvide sulle zone esposte al sole, e perché vanno guardate.

Sono quelle piccole aree ruvide che compaiono su fronte, tempie, naso, orecchie, cuoio capelluto quando i capelli si diradano, e sul dorso delle mani e degli avambracci. Si sentono più che vedersi: al tatto sono come carta vetrata. Fanno una crosticina, si staccano, e dopo qualche settimana tornano nello stesso punto.

Non sono una macchia dell'età né una pelle secca. Sono l'effetto del sole accumulato in decenni sulle stesse zone, ed è per questo che compaiono esattamente dove la pelle è stata più esposta e in genere dopo i cinquant'anni — prima in chi ha lavorato all'aperto o ha la pelle chiara. Il danno non viene dall'ultima estate: viene da tutte quelle prima.

Il motivo per cui vale la pena farle guardare è che una parte di queste lesioni può evolvere nel tempo verso un carcinoma squamocellulare. Non tutte, e non in fretta — la maggior parte resta quello che è — ma dall'aspetto non si può stabilire quale lo farà. Questo le rende diverse da un semplice inestetismo: sono lesioni da tenere sotto controllo, non da ignorare finché non danno fastidio.

C'è poi un aspetto che chi le ha nota da solo: raramente sono una sola. Nelle aree molto esposte la pelle intorno alle lesioni visibili è anch'essa danneggiata, anche dove sembra normale. Per questo la valutazione guarda l'area, non il singolo puntino — ed è il motivo per cui trattare una crosticina e ignorare il resto risolve poco.

Il segnale è che torna sempre nello stesso punto

Una crosticina che si stacca e non torna più è quasi sempre nulla. Una che si stacca e ricompare nello stesso identico punto, per mesi, sta dicendo un'altra cosa: quella zona di pelle non si sta riparando come dovrebbe. È il motivo per cui vale la pena farla guardare anche quando non fa male e non dà fastidio — la persistenza è l'informazione, non il fastidio.

Come si manifesta

  • Piccole aree ruvide, che si sentono al tatto prima di vedersi
  • Crosticina secca che si stacca e ricompare nello stesso punto
  • Colore rosato, giallastro o color pelle, a volte con base arrossata
  • Sedi tipiche: fronte, tempie, naso, orecchie, cuoio capelluto, dorso delle mani
  • Più lesioni nella stessa area, spesso di età diverse
  • Comparsa in genere dopo i cinquant'anni, prima nelle pelli chiare

Come procediamo

  1. 1Visita dermatologica: esame delle zone esposte, non solo della lesione segnalata
  2. 2Diagnosi dermatoscopica quando serve distinguere da altre lesioni
  3. 3Valutazione dell'intera area fotoesposta, non del singolo elemento
  4. 4Definizione del trattamento in base a numero, sede ed estensione del danno
  5. 5Controlli programmati nel tempo e indicazioni sulla fotoprotezione

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Domande frequenti

Sono pericolose?+

Prese singolarmente, la maggior parte resta quello che è. Una parte però può evolvere nel tempo verso un carcinoma squamocellulare, e dall'aspetto non è possibile stabilire quale. È questo a renderle una cosa da controllare e non da ignorare: non l'urgenza, ma il fatto che la sorveglianza cambia l'esito e l'attesa no.

Posso toglierle con una crema qualsiasi?+

Le creme idratanti o esfolianti non incidono: la lesione non è pelle secca da ammorbidire, è un'area in cui la pelle cresce in modo alterato per il danno solare accumulato. Esistono trattamenti specifici, e la scelta dipende da quante sono, dove sono e quanto è esteso il danno intorno. È una valutazione che si fa guardando l'area, non la singola crosticina.

Perché me ne trovano più di quelle che avevo notato?+

Perché si sentono prima di vedersi. Al tatto sono ruvide come carta vetrata anche quando sono ancora poco visibili, e il dermatologo le individua passando la mano sulle zone esposte. Inoltre nelle aree molto fotoesposte la pelle intorno è danneggiata anche dove sembra sana: per questo la valutazione riguarda l'area, non il punto che le ha fatto prendere l'appuntamento.

Se le tolgo, tornano?+

Possono comparirne di nuove, sì, perché il danno solare accumulato riguarda tutta l'area e non solo le lesioni trattate. Non è un fallimento del trattamento: è la ragione per cui il percorso prevede controlli nel tempo e una fotoprotezione seria. Proteggere le zone esposte da qui in avanti non annulla il danno già fatto, ma riduce quello che si aggiunge.

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