Il tuo problema
Dermatiti
Dermatite atopica, seborroica e da contatto: riconoscere il tipo e gestirla nel tempo.
«Dermatite» non indica una sola malattia: raccoglie quadri diversi, con meccanismi diversi, che alla vista possono somigliarsi molto. Prurito, rossore e desquamazione compaiono in quasi tutti, e il singolo sintomo raramente basta a distinguerli. Per questo la prima cosa che serve non è una crema, ma capire di quale dermatite si tratta: la terapia giusta per una forma può essere inefficace, o controproducente, per un'altra.
Nella dermatite da contatto si distinguono due meccanismi. In quella irritativa una sostanza, o un'esposizione ripetuta, danneggia la barriera cutanea più in fretta di quanto la pelle riesca a ripararla: non serve una vera allergia. In quella allergica il sistema immunitario riconosce una determinata sostanza come allergene, e la reazione può comparire anche dopo anni di uso tollerato. A orientare la diagnosi sono la distribuzione delle lesioni, i prodotti utilizzati, il lavoro, i tempi di comparsa e, quando indicati, i test allergologici.
La dermatite atopica ha un'origine diversa. Lo strato più esterno della pelle limita normalmente la perdita d'acqua e l'ingresso di irritanti e allergeni; nell'atopica questa funzione può essere alterata. Una barriera più permeabile facilita l'interazione con gli stimoli esterni, e alcuni segnali infiammatori interferiscono a loro volta con le proteine e i lipidi che servono alla normale funzione cutanea. Ridurla a «pelle molto secca» ne sottostima la biologia: la secchezza è una manifestazione, non la causa.
La dermatite seborroica interessa zone precise — cuoio capelluto, sopracciglia, lati del naso, orecchie e altre aree ricche di ghiandole sebacee — e la distribuzione è già di per sé un'informazione diagnostica. I lieviti del genere Malassezia fanno normalmente parte del microbiota cutaneo: quello che conta è il rapporto fra microrganismi, sebo, barriera e risposta infiammatoria di chi li ospita. Non è una questione di scarsa igiene, e lavare in modo aggressivo non corregge il meccanismo: semmai aumenta l'irritazione.
Molte dermatiti sono condizioni croniche recidivanti: attraversano fasi di miglioramento e fasi di riacutizzazione. Per questo la gestione distingue due momenti diversi — la fase attiva e il mantenimento nel tempo — e il ritorno dei sintomi non significa automaticamente che la diagnosi fosse sbagliata o che il percorso precedente non sia servito.
Il prurito che si autoalimenta
Mediatori infiammatori e terminazioni nervose cutanee partecipano alla percezione del prurito. Grattarsi dà un sollievo breve, ma lo sfregamento ripetuto danneggia una barriera già vulnerabile: microlesioni e infiammazione possono riaccendere gli stimoli pruriginosi, e nei quadri cronici la pelle può ispessirsi proprio per il grattamento ripetuto. Interrompere il ciclo prurito-grattamento non è un dettaglio secondario: è parte della gestione, tanto quanto la terapia della fase acuta.
Trattamenti disponibili
- Visita dermatologica
- Inquadramento del tipo di dermatite
- Terapia topica e sistemica
- Patch test (sede di Siena)
- Piano di mantenimento e controlli
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